Basta guardarsi in giro, fare caso all’espressione dei volti che incrociamo per strada, al loro modo di camminare, di vestirsi, di stare in gruppo. Basta guardarli in quelle ridicole macchinine senza targa con lo stereo incorporato, a imitare gli atteggiamenti degli adulti.
Si sentono "grandi", ma sono ancora bambini. Hanno fretta di vivere, come tutte le generazioni di adolescenti della storia. Ma non riesci a capire che cosa vogliono, se sono effettivamente mossi da una voglia di indipendenza o se si stanno già preparando a rimanere in casa con mamma e papà fino a 30anni e oltre, in una lunghissima e dorata adolescenza.
Michele Serra, su la Repubblica, scrive che il bullismo dilagante e dilatato (sul web) non è che una delle varie espressioni di quella "bulimia esistenziale" (così l’ha chiamata) che attaccherebbe i giovani di oggi, come pure, in altre forme, le altre generazioni.
Sia il giovane sia il meno giovane di questi primi anni del Terzo Millennio vogliono divorare la vita. Sono avidi di esperienze e non hanno ben chiaro il rapporto tra diritti e doveri, tra limiti e desideri, tra lecito e illecito. Il reduce del lungo Sessantotto italiano si sente ora in diritto di impartire raccomandazioni e di elargire perle di saggezza. «Non c’è crimine, adulto o ragazzino, dei nostri giorni, che non abbia per fondamentale movente la tentazione del "tutto e subito".
Era lo slogan dei rivoluzionari che fummo. È diventata la legge del Paese dei Balocchi. L’unico modo per tornare a essere rivoluzionari è violarla: non tutto, non subito».
In pratica state buoni, se potete. Lotta normale, senza farsi male....???!!!
Forse ha ragione lui. Forse è tutta colpa di questa società piena di eccitanti richiami merceologici. Forse dipende dai videogiochi criminogeni, dalle pubblicità ammiccanti, dal puttanesimo dilagante, dall’imbecillità assordante.
Forse dipende anche dal perfido capitalismo che corrode il comune senso del pudore. Forse dipende da tutto e dal contrario di tutto. Ma questo parlare di «bulimia», questi paragoni tra i ragazzi del 2006 e i ragazzi del ’68, sono anche un modo di evitare il vero problema, di cercare sempre e comunque cause sociali che affranchino gli individui e le istituzioni dal peso delle responsabilità.
Viviamo nel Paese dei Balocchi: non vi basta come spiegazione? Che altro cercate? Avete voluto la bicicletta del capitalismo? E ora pedalate! La verità mi sembra assai più semplice e davanti agli occhi di tutti, come la famosa “Lettera scomparsa” di Edgar Allan Poe.
Mettono a soqquadro la casa per scovarla, e nessuno pensa di guardare nel posto più ovvio: la scrivania. Dove cercare allora la possibile origine del bullismo odierno? Anche qui nel luogo più ovvio, scrutando, appunto, i volti adolescenti che incontriamo per strada. Che facce sono? Sono facce da schiaffi, da schiaffi mai ricevuti. Da chi? Dai genitori. Elementare Watson. Sono facce di chi non teme né professori né presidi. Di chi non ha mai visto un adulto fare la voce grossa per riprenderli.
Qui sta il punto secondo me, qui sta la chiave. Non c’entrano né la storia né la sociologia. Basta solo quella sana psicologia spicciola che viene dal buon senso e dall’esperienza di chi ci ha educato e di chi ha educato chi ci ha educato. E da lì risalire fino ad Adamo ed Eva (o all’australopiteco).
Questa esperienza ci dice che l’adolescente gli schiaffi degli adulti li cerca. Ma non perché sia masochista, tutt'altro. Li cerca perché ama sfidare il mondo, perché vuole affermare la sua personalità, perché vuole sperimentare il senso del limite. Li cerca perché non si darà pace finché qualcuno non riuscirà a dirgli di no e a far rispettare il divieto. Gli adolescenti, e gli adolescenti di sempre, obbediscono alle stesse, eterne pulsioni.
È la legge della vita, di cui il conflitto generazionale è parte essenziale. Gli adolescenti dagli schiaffi mancati stanno invece crescendo senza divieti, con genitori troppo assenti o troppo presenti, spesso rovinosamente complici.
La sentenza di quel giudice di Milano che ha sequestrato i beni delle famiglie di quei 5 piccoli balordi che hanno violentato una ragazzina è una delle cose più sagge fatte dalla magistratura italiana in questi ultimi anni. Ha un suo valore di pedagogia civile che va sottolineato.
È in linea con quel buon senso naturale che vuole i genitori responsabili dell’educazione dei figli. È un modo per dire: «La ricreazione è finita».
Naturalmente, le responsabilità vanno equamente divise anche con la scuola, una scuola che teme di punire e dove non si usa più la parola “disciplina”. La scuola della sinistra educa e giustifica i nuovi teppisti.
Hanno abolito il voto di condotta, incoraggiato le “okkupazioni”, cancellato ogni selezione sul merito, ed ora danno la colpa alla tv. Una scuola non semplicemente permissiva ma qualcosa di peggio.
Abbiamo visto l’immagine di quel professore che non reagisce ai pesanti scherzi dei suoi alunni e di quell’altra docente che esce mentre il bullo colpiva il ragazzo handicappato.
Bhè, un scuola così, voi come la chiamate? Un scuola smidollata, prodotto perfetto di quel sessantottismo che ha cominciato più di 30anni fa a devastare il sistema educativo italiano.
E allora, caro Michele Serra, avete voluto giocare alla rivoluzione? Tenetevi oggi i figli teppistelli e i professori invertebrati.

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