articolo inserito da Serial TV  -  fonte: TV Blog

Tra i tanti telefilm che hanno fatto la storia della tv a cavallo tra gli anni ‘70 ed ‘80 non possiamo non citare “Fantasy Island” (in Italia “Fantasilandia”, trasmessa da Canale 5 e Rete 4), serie della Abc in onda per sette stagioni tra il 1978 ed il 1984. E’ notizia di ieri che la Sony, insieme a Mark Burnett (produttore di numerosi programmi come “The Apprentce” o “Survivor”) hanno intenzione di realizzare un reality show tratto da questa serie.

Presentato al Mipcom di Cannes -che si sta tenendo in questi giorni-, il nuovo show seguirebbe le orme del telefilm, che aveva come protagonista Ricardo Montalban (scomparso lo scorso gennaio) nei panni del misterioso Signor Roarke, uomo che accoglieva nella sua isola chiunque avesse un desiderio da esaudire.

Il reality, quindi, vedrebbe 12 concorrenti contendersi il ruolo di Signor o Signora Roarke: ad ognuno di loro, ogni settimana, verrebbe assegnato un desiderio da realizzare, e coloro che avranno svolto meglio il loro compito (giudicato dagli stessi destinatari del desiderio) rimarranno in gara. Il tutto, sullo sfondo di un’isola esotica e lontana dalla realtà di tutti i giorni, proprio come nel telefilm.

“Fantasy Island ha tutti gli elementi per diventare un successo”, ha ribadito Burnett. “Un’ambientazione esotica, la realizzazione di un sogno, una gara e, più di tutto, il racconto di emozioni”.

Il format non è ancora stato acquistato da nessuna rete, ma la Sony sta già attivando i contatti con numerose televisioni nazionali e non affinchè il progetto si possa consolidare. In realtà, non è la prima volta che una serie tv diventa spunto per un reality: un mese fa Showtime aveva annunciato “The Real L Word: Los Angeles”, la risposta in “chiave reale” al telefilm “The L Word”, che seguirà la vita di sei lesbiche della città degli angeli.

Con il probabile arrivo di “Fantasy Island” in versione reality (dopo che la Abc lo aveva riproposto in chiave remake nel 1998 ma senza successo), potrebbe aprirsi una nuova strada per i reality show, sempre più vicini ad un modello di scrittura seriale che con la parola “reality” avrà ancora meno a che fare.