articolo inserito da Serial TV  -  fonte: Libero News

«Furia? Mi ha complicato la carriera. Anzi stava per rovinarmela!». Paul Bradley, in arte Mal, non ne ha mai voluto sentire più parlare di quel cavallo eroe degli adolescenti negli anni ’70. Un animale che, da campionissimo di quell’Auditel, è diventato nella considerazione dell’artista gallese e nei suoi incubi un maledetto ronzino. Anzi, una demoniaca presenza che spunta fuori tutte le volte che Mal si fa rivedere in pubblico. Ieri, sul Secolo XIX, la notizia dell’atto simbolico di Mal, in Luguria per girare la clip del nuovo disco: il 45 giri di Furia stamattina sarà abbandonato sulla ferrovia Genova-Casella, come una sorta di sacrificio.

Lui e il quadrupede sembrano ormai legati in maniera indissolubile, avvinti da un’immaginaria catena di ricordi che lui vorrebbe volentieri spezzare e gettare via.

Ma senza esito. A suo modo di vedere, difatti, quel magnifico cavallo nero e la canzone che ne celebrava le gesta (ricordate il buffo leit-motiv: «Furia cavallo del West che beve solo caffè...») ha offuscato gran parte della vita professionale del buon Paul Bradley. A suo dire ne ha quasi polverizzato la reputazione, trasformando il solista dei Primitives, da idolo delle ragazzine degli anni ’60 a zimbello del music-system.

Ieri il cantante gallese ex bello, ex ragazzo ed ex cantante da hit-parade, ha presentato a Genova “Attimi”. Il suo ultimo cd che contiene 11 brani interpretati con quell’inconfondibile voce, a metà tra quella di un inglese che alza spesso il gomito e quella di un italiano che imita Stan Lauren. Prodotto da Maia Records, il cd vede in copertina il nostro Mal leggermente arrotondato e pensieroso. Il disco contiene anche un salutare medley di vecchi successi degli anni che furono: “Yeeeeh”, “Bambolina”, “Tu sei bella come sei” (la più bella di tutte, con la quale Mal spopolò al Festival del 1969), “Occhi neri” e l’immancabile “Pensiero d’amore”.

Ma che c’entra, ora, il povero Furia con questa operazione-nostalgia portata avanti dal nostro Mal, le cui ultime gesta note risalivano al 2005 quando partecipò alla Fattoria ottenendo pure un buon successo personale? C’entra, eccome. perché Furia era lo stallone protagonista dei telefilm trasmessi sulla Rai negli anni ’70. Andavano in onda alle 19,25 e vedevano le gesta di Black Stallion - questo il nome del destriero - e del giovane Joey. E la sigla del programma era interpretata da Mal, che a metà degli anni ’70 era ancora tonico e reduce da un grande successo: “Parlami d’amore Mariù”.

«All’epoca - ha raccontato Paul Bradley, che ora vive a Pordenone - ero sotto contratto con la Ricordi per la quale avevo inciso nel 1975 “Parlami d’amore Mariù”, una cover modernizzata di un vecchio brano di Vittorio De Sica. Due anni dopo quell’exploit mi proposero di cantare la sigla di “Furia”. Fu uno sbaglio clamoroso». Al sol nominare Furia, la fronte di Mal ancora oggi si corruga: «Da interprete di brani d’autore diventai, in poche settimane, un cantante per bambini. Quel disco ebbe un successo clamoroso ma fu un duro colpo alla mia carriera di cantante vero». In effetti in buon Mal, dopo aver venduto camionate di 45 giri con quel motivetto petulante, non ne ha indovinata una. E l’insuccesso gli ha dato alla testa. Ovunque andasse, tutti gli chiedevano soltanto di Furia.