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Velvet Italia, fotografa e intervista Rose McGowan (Paige in Streghe): Ex fidanzata di Marilyn Manson, ultima musa di Quentin Tarantino...
Ex fidanzata di Marilyn Manson, ultima musa di Quentin Tarantino, regina del red carpet e del gossip. Ma la ragazza ha un altro sogno: passare il tempo facendo bricolage. Per ricostruire pezzo per pezzo una vecchia auto giapponese.
Bionda, bruna o rossa? Di che colore avrà i capelli oggi Rose McGowan, visto che li cambia come e più degli abiti e forse anche per questo è difficile riuscire a catalogarla (e a riconoscerla quando hai con lei un appuntamento downtown). Ma soprattutto chi è la vera Rose? La musa dei film pulp di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez o la simpatica protagonista della serie televisiva “Streghe”? L’ex satanica compagna del rocker Marilyn Manson o l’intelligente commentatrice di film d’epoca su Turner Classic Movies? La brava ragazza vestita in stile vintage per un giorno qualunque in città o quella “svestita” con un abito fatto solo di catenelle per una serata da red carpet? Da qui partiamo per rompere il ghiaccio. Da quel giorno di dieci anni fa in cui la ragazza in questione è precipitata nelle fantasie maschili di tutto il mondo quando, fresca fresca dal successo di “Amiche cattive”, si è presentata ai premi Mtv accompagnata dal boyfriend del momento (Manson) vestita solo con un piccolo tanga e un abito di catenelle che non lasciava nulla - ma davvero nulla - all’immaginazione. «Cosa mi è passato in mente in quel giorno memorabile? Niente di speciale. Ho la tendenza a fare cose che al momento mi sembrano incredibilmente divertenti, ma poi… Quello stupido vestito doveva essere buono per una risata, infatti l’ho indossato solo per la passeggiata sul tappeto rosso e poi mi sono cambiata per il party. Ma non avevo fatto i conti con Internet. In un attimo tutti hanno saputo come mi ero conciata».
Quello che non tutti sanno, invece, è che Rose (padre irlandese e madre franco-irlandese) è nata in Italia. O meglio: in un cascinale di Firenze dove i suoi genitori vivevano come membri di una comune, anzi di un gruppo religioso che si chiamava “The Children of God”. «È strano, ma ancora oggi quando torno in Italia mi sento a casa. Fa parte delle mie radici, anche se ora il mio italiano è decisamente arrugginito» Eppure per i primi dieci anni della sua vita Rose rifiutava di parlare inglese. Quando i genitori decisero di lasciare il gruppo (e tornare a un’esistenza più borghese negli Stati Uniti) finirono col divorziare e Rose, seconda di sei figli, si ritrovò in Oregon (e poi a Seattle) in pieno shock culturale. «Al mio arrivo in America mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Non ero felice e tutti mi vedevano come una ribelle. Odiavo il cibo americano: a cena con un’amica e sua madre nel ristorante di una catena, Denny’s, ordinai felicissima una pastasciutta. Ma quando arrivò quel blob irriconoscibile rimasi inorridita: volevo vomitare! Ma dell’America non odiavo solo il cibo. Anche le luci troppo forti, la gente che parlava a voce alta e - soprattutto - tutti quelli che volevano insegnarmi cosa potevo o non potevo fare».
o scoperto che le istruzioni sono in giapponese, mi sento un po down. Ma posso essere sicura: prima o poi userò qull'auto".
A 15 anni, mentre frequenta il liceo artistico a Seattle, Rose chiede di essere emancipata legalmente dalla sua famiglia (anche se oggi è di nuovo molto vicina ai suoi genitori). La sua natura la porta a provare di tutto: vivere con una zia parrucchiera, con un paio di amici travestiti, un po’ di qua e un po’ di là.
A 19 anni approda a Los Angeles in cerca di lavoro: audizioni per film e tivù, qualche corso all’Università (Ucla) e presso una scuola per estetisti. Il debutto arriva con un film ultraviolento intitolato “The Doom Generation” e da lì il via alla reputazione di favorita dai registi d’orrore (“Amiche cattive”, “Scream”) fino al recente “Grindhouse” dove interpreta due parti diverse per Quentin Tarantino e Robert Rodriguez, che dirigono i due segmenti del film. Durante la lavorazione con Rodriguez, Rose ha finito di registrare anche l’ultima stagione della serie “Streghe” (dopo ben cinque anni), dove lei interpretava il personaggio di Paige Matthews. «È stato un periodo molto complicato. Per due mesi ho lavorato di giorno a Los Angeles sul set di “Streghe” e la notte in Texas sul set di “Planet Terror”. Due ruoli completamente diversi e due modi di lavorare opposti. Amici e colleghi erano preoccupati perché mi vedevano stanchissima e sempre più magra. Ma quando “Streghe” è finita ho capito che quella crew era l’unica vera famiglia che avessi mai avuto. Non mi era mai capitato di dividere gioie, dolori, pranzi e lavoro con alcune persone per così tanti anni».
Poi iniziamo a parlare di moda. «Mi piace prendere in prestito gli abiti dagli stilisti, ma scarpe e borse sono sempre le mie!». Essere una delle attrici preferite di Dolce&Gabbana ha i suoi vantaggi, ma non pensate di trovare Rose nelle boutique di Beverly Hills a fare shopping: «Compro il 90% del mio guardaroba on line. Sono una fanatica di siti di grandi magazzini come Neiman Marcus o Bergdorf Goodman e acquisto anche un sacco su eBay. Sono molto particolare per quanto riguarda il vintage, scelgo abiti da sera, giacche, gonne, ma solo quelle cose che hanno l’aria di non essere mai state indossate. Sono ossessionata dalla pulizia e dai germi. A volte dimentico qualcosa in fondo a un armadio e la riscopro anni dopo: ho appena ritrovato un paio di stivali che avevo comprato negli anni Ottanta e che sono diventati l’invidia di tutte le mie amiche». Piccola di statura (è alta 1 e 62), Rose rivendica con orgoglio d’avere tutte le curve al posto giusto: «Non è facile trovare abiti firmati che mi stiano a pennello. Sono convinta che ogni donna debba conoscere bene il proprio corpo e sapere quali sono le cose che le stanno meglio addosso e quali da evitare come la peste.
Descriverei il mio stile come “high end/low end”, un misto insomma: un giorno mi trovate vestita da vera signora, in seta e cashmere, e il giorno dopo sono in stile militare. L’unica cosa che odio veramente sono gli abiti-tuta: così popolari a Los Angeles e così orrendi». Torniamo a parlare di lavoro.
L’ultimo film che Rose ha girato l’ha portata in Irlanda, la terra dei suoi antenati, per un paio di mesi. Il film si intitola “Man on the Run”, ha Ben Kingsley fra i protagonisti ed è una storia vera ambientata nella Belfast degli anni Ottanta fra attentati dell’Ira e occupazione inglese. L’altro progetto in cantiere è una serie di vecchi film d’autore intitolata “The Essentials” che Rose commenterà assieme al critico cinematografico Robert Osborne per il canale televisivo Turner Classic Movies. Un progetto da sogno per una come Rose che adora i vecchi film. Ne ha dovuti vedere ben 40 nel giro di pochi giorni negli studios di Atlanta, ma è un’esperienza che ripeterebbe in un attimo. «È un tale onore», dice quasi commossa. Poi ritrova la sua verve. «Il mio uomo preferito sarebbe un misto fra Robert Mitchum e Cary Grant. Se potessi rifare un film sceglierei “Giovanna D’Arco al rogo”, del ’54, di Rossellini con Ingrid Bergman. Recentemente sono andata a vedere il remake di “Quel treno per Yuma” con Russell Crowe e devo ammettere che la versione di oggi è persino più bella dell’originale. Ho pianto lacrime di frustrazione perché ho pensato che non esistono parti come quella di Crowe scritte per una donna. Non è che sogni di essere un uomo, ma esiste quel maschiaccio in me che mi spinge a provare di persona il 90% degli stunt dei miei film. A Los Angeles il mio passatempo preferito è mettermi un paio di occhialoni protettivi e usare il mio trapano elettrico per fare lavori in casa. Recentemente mi sono comperata su eBay una vecchia auto che si chiama Nissan Figaro, me la devo però completamente ricostruire perché non è neppure omologabile negli Stati Uniti ed ho appena scoperto di avere un manuale di istruzioni tutto in giapponese, ma non mi lascio demoralizzare. Statene certi: prima o poi la finirò».

Da Velvet Italia - la Repubblica: Manuela Cerri Goren, foto di Giampaolo Sgura, styling di Sabrina Vanotti (http://velvet.repubblica.it/)